Occhio Rosso

Cadono le cose

Ago 22

Le piccole vacanze dei libbbbri

Non sono mai stato un lettore forte. Sono un lettore diesel: non avere un libro sul comodino è qualcosa di irregolare, così come lo è non avere le scamorze fresche a casa dei miei.

Arrivano le vacanze e pensi che, se non sei in giro tutto il giorno a visitare i templi giapponesi, leggerai circa un milione di libri in due o tre settimane, o almeno leggerai Guerra e Pace. Pensi, come hai letto su un settimanale qualche anno fa, che la vacanza la farai nei posti dentro ai libri.

Di Guerra e Pace ho letto le prime 100 pagine in ben tre settimane, amen. Da adolescente sfigato ero più volitivo: prima di andare a dormire leggevo una ventina di pagine fittissime di David Copperfield avvolto dal caldo e dalle zanzare. Quell’estate finii il mio primo grande classico e poi scoprii il mio libro-medicina, The Catcher in the rye, che già nelle premesse si poneva come un anti-Copperfield e compagnia bella.

Insomma, prima dell’avvento dell’e-reader appesantivo la valigia con quei cinque o sei libri vari (classicamente: un paio di romanzi, un saggio, una graphic novel, un giallo d’emergenza) che non facevano altro che attraversare l’Italia. Ora mi porto in aggiunta solo un Peanuts da sfogliare durante il decollo e l’atterraggio.

L’ultima stupida tentazione della vacanza riflessiva è quella dei versi, da assaporare nel giardino di Giverny o col sale marino.


Ago 15

14 agosto

occhiorosso:

Dallo spire che la linea-cielo muta

scendo

alla strada stretta definita

dalle serrande (CHIUSO PER FERIE) sbattute

dal vento che schiaffeggia

le parole

del giornale (ma a me solletico pare).

-

Chiazze bianche ciabattano

sul grigio-Milano

(delicato quasi-rosa),

i turisti dagli occhi blu come i bollini

delle loro mappe: (NIGHT LIFE) (FASHION DISTRICT).

Sorry, tutto è chiuso, sorry.

Nei lati nascosti t’inquadri

giallo il dettaglio di cartoni,

pesti resti di una notte da barboni.

-

Via Mozàr

(come l’attrice francese lo suono, perché?)

le ville verdi,

le foglie sole muovono una foto

impressa dal vuoto d’anime.

Sollevato dal camminare

libero

lo sguardo s’appiglia

ai mattoni rossi,

ai cornicioni che improvvisano scacchi bicolore

e capovolge nel rock and roll

delle linee architettoniche.

Fino all’angolo,

ma è semplice curva!

sulla via che svolta

(uno schizzo di Steinberg).

image

(Immagine tratta da S.Steinberg - con Aldo Buzzi, Riflessi e Ombre)

Riprendo quel che un anno fa. Milano era fresca e vuota come la Roma de Il sorpasso. Esplorabile coi piedi e cogli occhi. Per descrivere Lussemburgo ci vorrebbe  invece il De André de Le Nuvole, senza risvolti politici. “A lasciarti soltanto…una voglia di pioggia.”


“Uno per uno, i pensieri e le immagini che gli mulinavano nella mente presero a vacillare lungo le loro orbite e alla fine, come tanti hula-hoop psichici che perdessero slancio, sprofondarono in un mucchio sul fondo della sua testa.” S. Teisch, Karoo

Carbonara

La promessa. Le scarpe levate così. Le domande. Paperino. In Poland, in Luxembourg. Lo spritz, l’acqua, il rosé. La pasta bianca e la pasta scura. La prima tazzina rotta. I tuorli e gli albumi. Il beicon. La tovaglia blu. Le quantità. L’incertezza. Così è, niente salse. L’uso della forchetta per gli spaghetti. La prossima polish-luxembourgish. La vodka nel melone. Il Montecristo, Barney. Il single malt con le sue sfumature immaginate. La grappa Williams. I baci sbagliati nel verso e nel numero. La pioggia. Il calore della luce.   


Ago 10

Polizieschi, pessimismo, le stelle

Qualcuno ha scritto che le (alcune) serie televisive sono una specie di nuova letteratura, sono quel racconto d’autore della vita che prima avveniva esclusivamente attraverso le lettere. Sembra che possa valere lo stesso anche per i videogiochi, ma su questo non ho proprio esperienza per pronunciarmi. Questo nesso si è acceso nei miei occhi qualche sera fa, quando alla fine di questa miniserie poliziesca cruda ed esistenziale, True Detective, mi ha preso la voglia di rileggermi il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Ma le stelle americane lasciano una scia di speranza.


Ago 2

alivr-posts:

[Bianca, reg. Nanni Moretti, 1984]

Il dolce non finito, le piante che muoiono, la frutta che marcisce. Serendipità.

(via rosescherubim)


Lug 22

philofobia:

Non serve a nulla recriminare e pensar troppo a tutto ciò che avremmo potuto fare. Se mi capita di andare in collera, è con me stesso che me la prendo, e questa è la ragione per cui raccomando ai giovani di dirsi incessantemente e di convincersi che il più delle volte: dipende soltanto da loro. Dipendeva soltanto da me fare viaggi; dipendeva da me non ritornare costantemente negli stessi luoghi, non avvilupparmi per pigrizia, per inerzia, in paesaggi che non avevano più nulla da svelarmi. Ecco un ulteriore consiglio che offro ai giovani, tanto più perentorio in quanto non sempre da me seguito: sappiate preferire ciò che vi costa il maggior sforzo.

Andrè Gide - Così Sia


Lug 19

Le Guepard!

Esordio alla cineteca di Lussemburgo. Danno Il Gattopardo. La prima volta l’avevo visto pochi anni fa alla cineteca di Milano. Quasi per simpatia, la temperatura in sala è torrida rispetto agli standard della zona. Il pubblico è quello sparuto delle cineteche: studenti d’arte, cinefili che bastano a se stessi, coppie di anziani rumorosi, il club della torta di mele allo zafferano, avventori occasionali. 

Il film dura una vita, e io penso a quanto perfetto ed essenziale sia lo stile del romanzo. Penso a Giuseppe Tornatore. Penso che Baarìa era una storia che si dipanava e Nuovo Cinema Paradiso un sogno e un ricordo. Meglio Montalbano o Il Gattopardo? E poi c’era quel film di qualche anno fa, anche quello lunghissimo, su Mazzini. Penso ai paesini del sud, al caldo e alla polvere. A come starei coi favoriti e che vorrei imparare il valzer. Agli “orinali sotto i letti per la notte un film di Ejenstein sulla rivoluzione”. Tutto cambia perché nulla cambi.


Lug 6

Arancia meccanica

Portieri nel selvaggio west


Lug 1

Una su due, quando entro in doccia, canticchio quest’attacco.


“Il mio ingegno non procede solo in avanti, ma anche a ritroso. Diffido quasi più delle idee che mi vengono in seconda o in terza battuta che delle prime, più delle presenti che delle passate. Sovente correggiamo noi stessi con la medesima ottusità con cui correggiamo gli altri. Sono invecchiato di parecchi anni da quando ho pubblicato i miei primi scritti, che risalgono all’ anno millecinquecentottanta. Ma dubito di essere divenuto più saggio di un sol pollice. Il mio io di adesso è ben diverso da quello di allora. Se sia migliore l’uno o l’altro, proprio non saprei dire.” Montaigne, Saggi

Giu 29

Arancia meccanica


philofobia:

Non serve a nulla recriminare e pensar troppo a tutto ciò che avremmo potuto fare. Se mi capita di andare in collera, è con me stesso che me la prendo, e questa è la ragione per cui raccomando ai giovani di dirsi incessantemente e di convincersi che il più delle volte: dipende soltanto da loro. Dipendeva soltanto da me fare viaggi in Cina; dipendeva da me non ritornare costantemente negli stessi luoghi, non avvilupparmi per pigrizia, per inerzia, in paesaggi che non avevano più nulla da svelarmi. Ecco un ulteriore consiglio che offro ai giovani, tanto più perentorio in quanto non sempre da me seguito: sappiate preferire ciò che vi costa il maggior sforzo.

Andrè Gide - Il Gioco è Fatto


Giu 27
“Il mio lavoro consiste per lo più nel tagliare il superfluo e aggiungere battute spiritose. Due cose che mi vengono bene. Via i personaggi secondari, i sogni e i flashback. Via le scene in cui il o la protagonista fa visita alla madre o all’ex professore preferito. Via le zie, gli zii, i fratelli e le sorelle. Mi è capitato di tagliare intere sequenze dell’infanzia di questo o quello, lasciando i personaggi lì sullo schermo senza madre né padre né un passato di alcun genere.” S. Tesich, Karoo

Pagina 1 di 31